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Si può rispondere alla concorrenza internazionale con il confronto e l’individuazione di problemi comuni e uno scambio continuo di informazioni fra le aree produttive per superare le criticità e promuovere le “buone pratiche” nell’estrazione e nella trasformazione e il “Made in Italy” di un comparto che ha chiuso il 2012 con un saldo commerciale di 1,4 miliardi di euro.

“È stata un’occasione importante per avviare un percorso che veda coinvolti tutti i distretti italiani con l’obiettivo di costruire una rete permanente che li unisca nel confronto sui temi di interesse comune che vanno dal quadro normativo nazionale e locale alla valorizzazione e all’adozione delle “buone pratiche”, di conduzione ma anche di ricerca, che emergono nei territori e nelle aziende, per confrontarsi sulle problematiche dell’export, dell’innovazione di prodotto e di processo ma anche sulla necessità di avere strumenti efficaci per dare credito alle imprese”.

Il presidente di Internazionale Marmi e Macchine, Giorgio Bianchini, ha concluso con questo impegno che coinvolge l’intero comparto presente a Carrara per partecipare al convegno su “Le specificità territoriali dell’industria italiana: il settore lapideo” organizzato in collaborazione con CNR-CERIS e GEI (gruppo economisti d’impresa) che si è svolto a CarraraFiere nella giornata di giovedì 11 aprile.

Obiettivo dell’iniziativa era quello di presentare (nella prima parte) i risultati delle ricerche condotte dagli economisti di impresa su congiuntura e struttura economica finanziaria dell’industria lapidea italiana e locale ed individuare strategie comuni per incrementare la competitività d’impresa nei distretti lapidei.

“Un evento al quale l’amministrazione comunale guarda con grande attenzione – ha detto Andrea Vannucci, vice sindaco e assessore al marmo del Comune di Carrara – perché siamo fra i primi sostenere la necessità di “dare valore” al marmo attraverso la lavorazione di qualità. Dunque ben vengano occasioni di studio e confronti sulle politiche da attivare considerando che Carrara, negli anni, ha fatto investimenti fondamentali nella realizzazione di grandi infrastrutture a disposizione del comparto come la Strada dei marmi e il complesso fieristico oltre che con l’Internazionale Marmi e Macchine, struttura fondamentale di analisi e conoscenza alle quali si aggiunge un’infrastruttura importante come il Porto. Su questo impianto che presenta elementi importanti di competitività anche la componente imprenditoriale è chiamata a giocare il suo ruolo investendo e innovando e mantenendo la competitività del distretto locale”.

I lavori sono entrati nel vivo con gli interventi dei ricercatori e degli economisti che hanno fornito elementi di valutazione e riflessione di estremo interesse considerando che gli studi presentati sono stati realizzati utilizzando una metodologia innovativa che consente di legare tra loro database e informazioni di fonti differenti: i bilanci d’impresa elaborati dal Ceris-CNR, ISR e GEI, i dati congiunturali raccolti da IMM-Carrara, le previsioni definite da Prometeia, le informazioni sulle strategie delle singole imprese raccolte da IntesaSanpaolo.

Manuela Gussoni, dell’ufficio studi di IMM, ha presentato una relazione su “La congiuntura dell’industria lapidea” fornendo in assoluta anteprima alcuni risultati che emergono da una ricerca condotta su un campione di 248 aziende italiane appartenenti in prevalenza al settore lapideo, alle quali è stata chiesta una valutazione sull’andamento del fatturato vendite nel 2012 rispetto al 2011. Fra le aziende italiane del lapideo che hanno risposto oltre il 56% ha dichiarato di avere un fatturato in diminuzione nel periodo considerato, per il 18% in aumento, mentre per il 24% è risultato stabile. Per il settore delle tecnologie il 50% delle aziende interpellate hanno dichiarato una diminuzione del fatturato per il 27% è risultato stabile e per più del 22% in aumento.

L’incidenza dell’export sul fatturato delle aziende italiane varia in maniera molto rilevante in relazione all’area geografica e alla dimensione aziendale: infatti se per le grandi aziende del comprensorio apuo-versiliese ((oltre 50 addetti) l’export rappresenta l’80% del fatturato, per le grandi del resto d’Italia pesa per il 47%. Forti differenze anche nelle aziende medie ( da 11 a 50 addetti) segmento nel quale le aziende locali hanno un’incidenza dell’export del 53% del fatturato (contro il 43% del resto d’Italia) e la forbice è ampia anche per le piccole aziende: quelle toscane esportano oltre il 46% del fatturato, quelle del resto d’Italia solo il 17%. Abbastanza omogenee le dichiarazioni relative agli investimenti: ne hanno effettuati, in media, il 12% delle aziende italiane che hanno partecipato alla ricerca mentre il 50% ha dichiarato una diminuzione. Molto elevato anche il numero delle aziende che hanno dichiarato difficoltà di accesso al credito: in media il 64% fra lapidee e tecnologie (soprattutto le piccole e microimprese) mentre circa il 36% non ha rilevato difficoltà particolari. Molto interessanti le dichiarazioni relative all’occupazione: circa il 14% delle aziende lapidei ha dichiarato di avere effettuato nuove assunzioni nel 2012 così come addirittura il 23% delle aziende delle tecnologie e dei settori collaterali.

I contributi dei ricercatori e degli economisti sono proseguiti con gli interventi di Daniele Mocchi (ISR e GEI) e Alessio Monticelli (Idealab e GEI) che hanno illustrato una ricerca su La struttura economico-finanziaria dell’industria lapidea dalla quale è emerso un aumento degli investimenti nel settore del lapideo locale per le grandi imprese a fronte però di una contrazione della redditività degli investimenti (ROI) per le piccole imprese che hanno visto diminuire considerevolmente i ritorni sulle vendite (ROS).

Per Massimo Guagnini (Prometeia) è prevedibile una moderata ripresa nel triennio 2013-2015 con una crescita del margine operativo lordo per le imprese in concomitanza con una riduzione del costo del lavoro e dei servizi.

Giovanni Foresti (Industry & Banking del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo) ha affrontato il tema della Competitività d’impresa nei distretti lapidei presentando le elaborazioni sulle imprese lapidee italiane “dalle quali emerge un’elevata dispersione delle performance lungo tutta la filiera. Nel comprensorio apuo-versiliese, ad esempio, le imprese migliori mostrano un Ebit margin superiore al 12,3%, mentre quelle peggiori stanno sotto lo 0,8%. Questo differenziale è spiegato soprattutto dal diverso posizionamento sui mercati: vanno decisamente meglio le imprese organizzate in gruppi perché sono più attive sui mercati esteri con attività di export e partecipazioni estere. In prospettiva – ha detto ancora Foresti presentando il lavoro realizzato da Intesa Sanpaolo – le imprese lapidee, vista la debolezza del mercato interno, dovranno puntare ancor di più sulla domanda estera, facendo leva sull’alta qualità dei prodotti e delle lavorazioni italiane e, soprattutto, investendo maggiormente nella fase distributiva anche attraverso un ricorso maggiore ai marchi registrati a livello internazionale e all’apertura di filiali commerciali. Questi obiettivi potranno essere raggiunti con più facilità, velocità e probabilità di successo se saranno accompagnati da processi di aggregazione, più o meno forti, come m&a, consorzi o reti d’impresa”.

Su questi elementi di valutazione complessiva si è conclusa la prima parte dei lavori che sono proseguiti con una tavola rotonda su tavola rotonda presieduta da Giampaolo Vitali su Le politiche di sviluppo per i distretti lapidei, con interventi programmati di imprese, operatori del settore, associazioni di categoria con la partecipazione dei distretti lapidei di Orosei, Verona, Trentino, Brescia, Valdossola e Assindustria Massa Carrara oltre che con le associazioni nazionali Confindustria Marmomacchine e Confartigianato.

È stato un momento di confronto fra tecnici , esperti e rappresentanti di distretti e organismi con caratteristiche molto diverse che hanno evidenziato situazioni di difficoltà generate dai costi legati alla dislocazione sottolineati da Matteo Carta per il Marmo di Orosei ma anche punti di forza e di coesione illustrati da Filiberto Semenzin per il distretto veronese che ha sottolineato che “Cambiamento/Ricerca/Rete sono le tre parole chiave con le quali il Distretto dovrà necessariamente confrontarsi nell’immediato futuro. Cambiamento nel modo di proporre un prodotto che, trasformato e lavorato sa esprimere il meglio della cultura e della tradizione  italiana. Ricerca ed innovazione per sapersi distinguere dalle produzioni di serie, che sappia proporre soluzioni ricercate di applicazione, di uso, di design, che tenga conto dei nuovi temi green per utilizzi innovativi. Rete, ha concluso Semenzin –  non solo tra le imprese del settore ma tra i distretti all’interno di un vero e proprio patto di sviluppo per il rilancio del settore.”

Dopo gli interventi di Mario Bertolini ( Porfido trentino), è intervenuta per il Consorzio dei Marmisti Bresciani, realtà associativa in continuo sviluppo che copre l’intera filiera della lavorazione di marmi e graniti , è Silvia Botti sottolineando che “l’attività di gestione degli scarti di lavorazione costituisce da diversi anni un fiore all’occhiello del Consorzio del Botticino, ma oggi è necessario creare anche un tavolo operativo che affronti le problematiche del settore ed avviare gli interventi presso i Ministeri e gli Enti provinciali e regionali.  È sempre più evidente – ha aggiunto Botti – anche la necessità di fare rete per innovare il settore, uniformare le procedure che regolamentano le diverse attività e definire un programma di promozione del lapideo italiano sia in Italia che all’estero interagendo con tutti i soggetti a livello nazionale e locale”.

Per Massimo Marian (Centro servizi lapideo Verbano-Val d’Ossola) ha rimarcato la necessità di far rete attraverso un confronto e uno scambio continuo di dati ed esperienze soprattutto in relazione ai rapporti con le amministrazioni locali per l’interpretazione e all’applicazione delle normative, mentre Giancarlo Tonini, in rappresentanza di Assindustria Carrara ha messo in evidenza la necessità, per le aziende, di affrontare investimenti e mercati in un contesto di sicurezze e garanzie normative proiettate nel lungo periodo anche in presenza di una revisione della legge regionale 78/98 attualmente in fase di rimodulazione.

La necessità di avviare una fase nuova basata su una stretta relazione fra i distretti è stata ripresa da Mirco Felici presidente nazionale delle aziende lapidee di Confartigianato, categoria  che “ orientata prevalentemente sul mercato interno, sta scontando la crisi dell’edilizia ma anche la propensione crescente all’export dei materiali grezzi. Gli artigiani – ha detto Felici – auspicano un cambio di mentalità anche di fronte alla concorrenza dell’estremo oriente e nuove politiche commerciali che coinvolgano tutti i Distretti per rafforzare il “Made in Italy” come primo fattore di rilancio economico. Solo sentendosi tutti, senza distinzione di dimensioni aziendali, protagonisti dello stesso processo si può superare il puro confronto sui prezzi qualificando l’offerta grazie al mix di know how, esperienza e cultura della lavorazione del lapideo di cui dispongono le aziende, rendendola una proposta vincente e recuperando le quote di mercato perse negli ultimi anni”.

Flavio Marabelli è intervenuto in qualità di presidente onorario con delega ai Rapporti istituzionali di Confindustria Marmomacchine, ha sottolineato che “il particolare momento storico e i mutamenti strutturali che stanno avvenendo a livello mondiale abbiano creato un clima favorevole ad una condivisione reale e costruttiva tra i più attivi soggetti territoriali con compiti di rappresentanza settoriale, e in tal senso è piena la disponibilità di Confindustria Marmomacchine a farsi volano nazionale di azioni a sostegno delle imprese e dei distretti i quali devono tuttavia essere i primi protagonisti anche in termini di proposte e di indicazione di obiettivi  da raggiungere. Riteniamo – ha detto Marabelli – che sia possibile finalmente passare dalle analisi che nel convegno sono state particolarmente profonde, ai fatti, traducendo in soluzioni concrete le proposte che verranno dai territori che si renderanno disponibili a proseguire il confronto”.

La riflessione finale di Giampaolo Vitali, che ha coordinato la tavola rotonda, è stata che  “dagli interventi è emerso con chiarezza che il distretto è un elemento fondamentale per favorire il radicamento delle imprese sul territorio ma è altrettanto evidente che si apre una nuova fase che partendo dalla valorizzazione dell’appartenenza territoriale deve creare le condizioni per una politica di rete che unisca i distretti, e con loro le aziende, per lavorare nella direzione di politiche comuni e condivise che possano stimolare export, investimenti e ricerca a livello nazionale”.

Su queste basi l’incontro è proseguito su base informale per dare seguito al lavoro svolto nel corso della mattinata.

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